Politica e prostituzione, i mestieri più antichi del mondo…

carissimi cari,
durante la riunione di sabato (8/o9), il nostro intellettuale – chefailliceoclassico – ha cercato di porre all’attenzione di noi tutti, il tema “prostituzione”. L’argomento è stato rimandato a ottobre, causa nostra ignoranza in merito. Per cominciare ad informarci un po’, anyway, appiccico qui sotto un articolo da Liberazione.

Parchi del sesso, propone Massimiliano Smeriglio, segretario romano di Rifondazione, e c’è chi titola “proposta-choc”

di Checchino Antonini

Parchi del sesso, propone Massimiliano Smeriglio, segretario romano di Rifondazione, e c’è chi titola proposta-choc. In realtà, Smeriglio non si aggrappa a nessuna formula in particolare ma prova a far uscire il tema della prostituzione dal «calderone delle crociate dei sindaci del Piddì», come lui stesso spiega a Liberazione . Da un lato, certo, c’è la lotta al racket e alla schiavitù minorile contro cui telecamere e blitz lasciano il tempo che trovano. Più sotto, Pia Covre, pioniera delle battaglie delle prostitute per i diritti civili, lo chiama «effetto clessidra»: si svuota una strada per riempire quella a fianco. E tutto daccapo, «come è capitato a Rimini». Come potrebbe accadere a Genova dove la sindaca diessina Vincenzi sta pensando a forme di denuncia penale dei clienti che accostino per contrattare il prezzo. «Serve la lotta ai circuiti internazionali della schiavitù – prosegue Smeriglio – serve la punizione dei clienti senza aumentare le fattispecie penali, ci sono già: chi va con le minorenni deve essere consapevole di commettere abuso di minore o stupro o pedofilia. Il paradosso è che se ti scoprono le foto di minori sul computer vai dentro, se ti beccano con una bambina adescata in macchina rischi una multa». «Perché non si attua la legge del 2003 contro la tratta di esseri umani? – si domanda Antonello Patta, segretario milanese del Prc – perché non se ne utilizzano i fondi per campagne di sensibilizzazione dei clienti?».

Poi ci sono le persone consapevoli, adulte, non ricattabili. Smeriglio fa l’esempio di Libellula, circolo romano – con cui il Prc ha una relazione politica – legato all’Arci che si occupa di tutte le tematiche, anche occupazionali, legate al transessualismo e transgenderismo. Ecco, la proposta di parchi – o «zone» come le ha sempre chiamate il Comitato per i diritti civili delle prostitute – si rivolge a uno degli aspetti di un fenomeno articolato: «Le soggettività libere – dice ancora Smeriglio – quelle in grado di autorganizzarsi, dovrebbero concertare soluzioni con le amministrazioni locali». Che il «bailamme sulla sicurezza non aiuta le persone prostitute» lo sostengono le associazioni. Dice Pia Covre a Liberazione , che sono proprio loro le prime vittime sia delle mafie che della microcriminalità. Oltre allo sfruttamento, le aggressioni, i furti sono all’ordine del giorno. «Si scippano i pensionati figuriamoci se non accade a chi spesso non può neanche denunciare una cosa del genere. Piuttosto che criminalizzare – dice Covre – è preferibile arrivare al riconoscimento, facciamolo diventare un lavoro». Segnali in questa direzione, prima dell’esplosione della bolla mediatica innescata dal sindaco Domenici, erano venuti anche dal ministro del lavoro Damiano, favorevole in linea di principio, alla costituzione di cooperative fra sex workers. La reazione delle addette ai lavori, dell’associazionismo, è piuttosto scettica, non tanto nel merito delle idee piuttosto rispetto al contesto politico che dovrebbe discuterle. «Cose del genere, in Italia, suonano un po’ inverosimili visto l’accanimento da parte dei cattolici su tutto ciò che riguarda il sesso – dice, da Bologna, Porpora Marcasciano, sociologa e vicepresidente del Mit, il movimento italiano dei transessuali – ci vorrebbe più maturità. E, maturità vuol dire laicità». Il Mit è attivo in progetti su strada in diverse città, soprattutto al centro-nord, e studia le soluzioni adottate all’estero, come in Germania e in Olanda, esperienze molto organizzate. «Ma in Italia ci si muove esclusivamente sull’emergenza – ripete Marcasciano – e anche a sinistra non c’è propensione per una sana sospensione del giudizio». Ma cos’è un parco del sesso? «Sono zone destinate e attrezzate con toilette, distributori di profilattici e fazzolettini che garantiscano condizioni adeguate per l’autocontrollo e la sicurezza reciproca», spiega il leader del Mit, convinto come Covre che multe e telecamere non risolvono alcuno dei problemi. «Non bisogna illudersi di sradicare la prostituzione dalla strada – avverte Pia Covre – perchè è la forma più economica per chi la esercita. I rapporti delle unità di strada segnalano di nuovo l’arrivo donne italiane sulla strada perché aumentano la disoccupazione e la povertà. Quello che si può fare è preservare l’integrità e l’incolumità delle persone che lavorano, cercare soluzioni concordate con le amministrazioni e i cittadini, risolvere l’ambiguità delle leggi che per consentire la prostituzione al chiuso». Che siano parchi o parcheggi, l’importante è che sia una zona illuminata, sicura, non isolata, non abbandonata a se stessa per tutelare tutti dalla microcriminalità e dal racket. Questo chiede il Prc a Roma, questo suggeriscono le esperienze di autorganizzazione. Il primo tentativo di “zoning” avvenne a Pordenone nel 1981. Fu un esperimento di autogestione delle donne contro le continue retate, ricorda Covre, «e, ancora oggi Pordenone è relativamente libera dalla tratta delle straniere, almeno sulla strada». La sperimentazione più recente di zoning riguarda la città di Mestre. Ma scelte del genere – segnalano tutti gli interlocutori di Liberazione – sono da collegare a interventi precisi di prevenzione sanitaria, di assistenza a chi voglia uscire dal giro. Appunto, che c’entra la repressione?

Liberazione, 06/09/2007

il tema “sicurezza” (repressione) è importantissimo ed ancora più importante credo sia informarsi, così da “crearsi” un’opinione seria – fondata e dibattuta che ci permetta di distinguerci dall’idea dominante (Lega-Piddì style) e di proporre soluzioni, punti di vista, modi di vivere che abbiano come fine, quel nostro amato mondo migliore per tutti.

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One thought on “Politica e prostituzione, i mestieri più antichi del mondo…

  1. Personalmente penso che sia un argomento delicato e che bisognerà affrontare attraverso una discussione a quattr’occhi…
    Comunque penso che creare dei “parchi del sesso” sarebbe non tanto uno shok quanto un poco prematuro: è vero che molte donne fanno questo lavoro per necessità (infatti nell’articolo parla delle molte italiane che sono tornate a fare questo lavoro) ma la maggioranza sono ragazze (se non bambine) straniere che vengono sfruttate. Prima di riconoscere la prostituzione come lavoro bisognerebbe impegnarsi a eliminare i traffici internazionali di donne e lo sfruttamento delle stesse: certo è inutile dare dei diritti a chi viene usato ogni giorno e non ha speranze di migliorare -o almeno cambiare- vita. Per usare una metafora, sarebbe come avere la casa in fiamme e gettarsi addosso un secchio pieno d’acqua dicendo “Almeno mi faccio una doccia.”
    Comunque ritengo fondamentale discuterne dato che sicuramente l’argomento verrà sempre ipocraticamente evitato da tutti quegli uomini “moralisti” cattolici e non; inoltre qualche giorno fa ho sentito di grosse manifestazioni in sud-america di prostitute che chiedevano di avere il diritto della pensione spingendo le autorità a prendere iniziative…mi informerò e vi farò sapere
    Gio

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