Angelo Frammartino, partigiano di Pace…

Abbiamo appena reso l’estremo saluto al compagno Pesce, protagonista della Liberazione, e siamo in questi giorni chiamati a ricordare un altro compagno, martire della pace e della giustizia, Angelo Frammartino.

Angelo, un ragazzo come tanti iscritto ai GC e volontario dell’Arci, era in Palestina quell’estate del 2006 per portare il suo concreto aiuto ai bambini di quella disastrata parte di mondo, vittime innocenti di una guerra decennale, mostruosa e insensata. Ma la sera del 10 agosto il caldo e l’arsura delle estati mediterranee non hanno fermato la follia omicida di un altro ragazzo,vittima egli stesso della sua Palestina, che ha pugnalato a morte Angelo, senza un motivo, forse per rapina.

La morte del compagno Frammartino non può essere letta in chiave politica, ma deve essere interpretata come il frutto del disagio che la Palestina, terra devastata da anni di occupazione, soprusi e umiliazioni, produce ogni giorno con il beneplacito della politica internazionale.
Angelo ci ha insegnato proprio questo: che la politica non sono le parole e le dichiarazioni dei capi di Stato, ma è “uno strumento di intervento concreto, rivolto ai soggetti più deboli”, fatto di tante piccole azioni… Lui ce l’ha dimostrato con la sua vita fatta di silenzioso impegno per la pace, la solidarietà e la giustizia, terminato con il suo sacrificio.

Di lui quindi non solo ci rimane il ricordo di un ragazzo che sapeva ascoltare, capire e attivarsi per il prossimo, ma anche un insegnamento vero, concreto, di attività quotidiana per costruire un mondo diverso da quello attuale, in cui non esistano barriere di appartenenza religiosa, di razza o politica: “un modo per sentirsi parte integrante di una dimensione collettiva che superi confini geografici e culturali, un modo per far nascere solidarietà, forse per sentirsi più uomini.”

I suoi genitori hanno voluto chiedere una giornata di pace per commemorare Angelo, e anche l’esempio del padre Michelangelo, che appena qualche giorno dopo la notizia della morte del figlio ha voluto perdonare il suo aggressore, non deve apparirci come un gesto rivoluzionario ma come una pura manifestazione d’amore: la pace va coltivata in tutti i sensi possibili, con la comprensione, con il dialogo, con la solidarietà, con il perdono e con la non-violenza, perché la pace è una necessità, unica speranza per fermare la spirale guerra-terrorismo.

Angelo, grazie per la tua vita esemplare e grazie per averci insegnato ad amare la speranza di pace in un mondo segnato da continue guerre ingiuste, globali e infami…

Angelo, non ti dimenticheremo!

Marco Nebuloni,
per i Giovani Comunisti della Provincia di Lecco

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2 thoughts on “Angelo Frammartino, partigiano di Pace…

  1. Un saluto al compagno Frammartino,e a tutti gli altri compagni che ora sono impegnati all’estero…il loro è un fulgido esempio di sacrificio e sprezzo del pericolo,che servirà come monito per le generazioni future.

  2. Sperando di farvi cosa gradita, vi invio un bellissimo scritto di Angelo.. è un documento che da bene l’idea di come questo giovane compagno fosse innamorato della vita e della Pace (quella in cui mezzo e fine, per conquistarla, si abbracciano coerentemente nella non-violenza).

    Espo

    *******

    Fare l’amore con la Non-Violenza per partorire la pace dal grembo della società

    NON-VIOLENZA: GREMBO DI PACE

    “Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada”

    Per noi che solo Oggi muoviamo i primi passi, lasciando impronte sulla sabbia della Storia che è quella del mondo, decisi di dirci comunisti, per noi guardarci alle spalle è la cosa prima. Le vicende e gli studi della nostra gente, dalle derive più contraddittorie alle nobili conquiste, vanno rivisitate costantemente sia con il senno che fu, sia con i nostri occhi ed attraverso le nostre intellighenzie trovare processi e mondi nuovi in un percorso di continuità con le/i compagne/i di Ieri.

    La lotta per l’emancipazione non si fa solo in nome del futuro, ma anche in nome delle generazioni sconfitte: il ricordo degli avi asserviti e delle loro lotte è una delle principali fonti di ispirazione morale e politica del pensiero e dell’azione rivoluzionaria. E’ W. Benjamin (-Tesi sul concetto di storia-1940).

    Pensiamoci un attimo..

    Una possibilità già c’è: La NON-VIOLENZA.

    Pratica alta del confronto, un qualcosa d’opposto alla passività e alla rassegnazione, valorizzazione del diverso, sorella-gemella del dialogo attento ed interessato (Vendola direbbe: “un dialogo spesso è solo la somma disperante di due monologhi”).

    In primo luogo nell’aspetto comunicativo, bandendo registri linguistici che rimandino a campi semantici di tipo militarizzante (ex: nemici, schieramento, battaglie,..), e poi in quello delle nostre relazioni quotidiane, con ci sta accanto ma non conosciamo. Liberiamoci dalle contaminazioni delle violente brutture che diventano parte di noi. Compagne/i, è vero o no che un nostro limite è la grande entità d’abisso tra i nostri valori generali e le nostre pratiche?!?

    Dobbiamo riconoscere che la N-V è un lusso per molti angoli del mondo, ma infatti non chiedo di abrogare la legittima difesa, mai(!) mi sognerei di criticare la Resistenza, il sangue del pueblo vietnamita, la riscossa dei popoli colonizzati, le fionde dei ragazzi palestinesi nella prima intifada dinnanzi a carri armati.

    La violenza che c’è nel mondo non ce ne consente altra direbbe il Segretario; pace adesso.

    La NON-VIOLENZA, come il comunismo, è ad un tempo una finalità, una metodologia, un percorso.

    Il comunismo, come la N-V, si può esprimere almeno in 1000 ed 1 modi come le fiabe ambientate nella magica Bagdad, oggi sconvolta nelle lacrime.

    L’egemonia del mercato e l’affievolimento delle ideologie inibiscono gli slanci di partecipazione che in modo innato abitano nelle donne e negli uomini.

    I miei compagni grandi del cirkolo mi hanno fatto capire la non-sufficienza (se non evanescenza) del “proselitismo” e la necessaria spontaneità del risveglio di noi giovani e delle masse in generale, un qualcosa che non dipende solo dalle contingenze, nasce da dentro.

    Storie di diritti ottenuti, pratiche non-violente, partecipazione democratica, armonia con la natura, collettività, coscienza critica.. Questo è un buon inizio di campo semantico!

    Il PRC deve essere al servizio di queste esigenze, esserne per lo meno il raccoglitore, e magari un trait d’union con le istituzioni.

    “Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze,
    resta amico dei ragazzi di strada” (Majakovskij).

    Mi auguro che la fratellanza con i movimenti vada incrementandosi; la meglio Genova non va dispersa!

    La negazione della violenza non è un dogma inderogabile, anni luce distano fra noi e i fondamentalismi e le torsioni integralistiche, poiché un principio assoluto rappresenterebbe esso stesso un atto violento, fuga da confronti, fobia da contaminazioni.

    Ripensando la Resistenza, guardiamola in profondità, dove la storiografia ha visitato poco, quei partigiani silenziosi, senza gloria, quelli come Pavese che rapirono vite con orrore, timore, inadeguatezza, quella resistenza cattolica senza armi, ed altre ombre lucenti..

    Ed oggi?

    Il fatal binomio guerra-terrorismo sembra ineluttabile.

    Sarebbe ottimo liberarsi dell’idea che ci sia giustificazione all’orrore se è prodotto in risposta ad altro subito in precedenza.

    Sarebbe bello sposare la pratica non-violenta nell’affronto di ogni problematica e la pace come stadio al quale tendere.

    Fare l’amore con la NON-VIOLENZA per partorire la pace dal grembo della società.

    Più che conscio della disorganicità del mio scritto, ottimista nell’imput d’un tema da sviluppare nelle stanze del mio cirkolo e con gli amici della strada, concludo così (con Nikita ed apparente disarmonia):

    Quando sono con i compagni di lavoro e di lotta, e capita persino di scoprirsi amici, e la politica che ci abita dentro come un inquilino scomodo e non come una abilità para-impiegatizia.

    Quando sono con il mio amore, ieri perduto e oggi ritrovato e domani chissà, perché perdersi e ritrovarsi è un po’ il destino degli amori veri.

    Quando sono solo con me stesso e mi dico tutte le verità, anche le più spiacevoli, cercando nonostante tutto di volermi bene.

    Angelo Frammartino

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