L’antipolitica del Bel Paese

Antipolitica è uno di quei neologismi che per necessità giornalistica servono a descrivere, da una quindicina d’anni a questa parte, il sistema dirigenziale italiano. L’antipolitica si manifesta nel cittadino come la repulsione più o meno totale verso il sistema di governo del Paese, i rappresentanti del potere e la rete partitica che li coinvolge. Questo perché intravede in essi una corsa al potere personale e all’arricchimento, una inerzia e un’inettitudine strazianti o semplicemente perché non si sente rappresentato, tutelato e ascoltato dai suoi politici.

Ecco perché io rabbrividisco ogni volta che sento uno dei nostri politici lanciare anatemi contro l’antipolitica. Rabbrividisco perché l’antipolitica trova la sua causa scatenante non in qualche astratta congiuntura internazionale, ma nelle persone reali che ogni giorno usurpano il parlamento e il governo. È molto facile fomentare l’indifferenza verso la politica, fortunatamente un po’ più difficile è infondere disprezzo.

Il disinteresse la politica lo guadagna quando non legifera su temi interessanti la quotidianità delle persone, quando i suoi protagonisti non sono personalità autorevoli, quando i partiti non rappresentano fasce di popolazione e aree di interessi ma passioni fini a se stesse e quando essa stessa smette di credere in sé e dà inizio ad un processo di banale corsa al potere. È l’Italia degli ultimi anni, è il Bel Paese che non sa più governarsi, che ha perso la voglia di partecipare seriamente e in prima persona al rinnovamento del sistema, è il paese dei governi bis e dei parlamentari ottuagenari, è il paese che fa governare imprenditori ed economisti e che non conosce più il significato delle parole che usa.

È questo Paese di ipocriti e disillusi che sta cadendo verso l’antipolitica già paurosamente serpeggiante. Il passo è breve, troppo facile da solcare per poi poter tornare indietro. Serve una marcia in più. Serve uno stile nuovo, persone nuove, capacità nuove e perché no anche partiti nuovi.

Noi siamo di Rifondazione Comunista, un partito che da sempre denuncia la deriva verso l’antipolitica e da sempre si interessa del rapporto tra potere e popolazione, eppure non sta partendo da noi un processo di rinnovamento. Timidi tentativi di unificazione della sinistra. Blandi, sul modello del già defunto Partito Democratico, partito per consuetudine, democratico per inconfessata velleità.

Ma dobbiamo capire che per spingere i cittadini alla partecipazione bisogna innanzi tutto conoscere la quotidianità della gente, i suoi bisogni, i desideri, le aspettative, le lamentele e le critiche. Le persone non vogliono nuove sigle su cui apporre la loro x elettorale, ma pretendono nuovi programmi realizzabili, vogliono promesse serie e attuabili subito, senza attese inutili e ridicole.

Siamo il Paese delle missioni di pace, siamo promotori delle mozioni ONU contro la pena di morte, siamo i più strenui difensori della Costituzione Europea e siamo noti paladini della giustizia internazionale, tuttavia in casa nostra stiamo deliberatamente affossando il sistema politico dei nostri padri e lo stiamo consegnando a sciacalli di destra e inetti di sinistra. È triste il fatto che nessuna voce autorevole si levi a denunciare il disdoro della nostra politica, ancora più triste è quando a criticare siano i personaggi più colpevoli e incoscienti.

Il Paese delle persone reali, dei lavoratori che mandano avanti la baracca, chiede innanzi tutto serietà, e per serietà si intende un insieme limitato di persone che si uniscono per governare e che fanno riforme utili e necessarie, che non si perdono dietro leggi elettorali e norme sul trattamento delle intercettazioni, ma che trasformino il nostro vecchio sistema in uno snello e moderno, capace di affrontare le sfide del presente e del domani, le sfide dei giovani, del lavoro, dell’immigrazione, dei diritti delle persone, dell’economia globale e della vivibilità del nostro mondo.

E quindi cari politici, se veramente vogliamo evitare il baratro dell’antipolitica, non disattendete alle richieste dei cittadini, degli elettori come li chiamate voi 365 giorni l’anno, ma adoperatevi affinché ricresca la fiducia nella politica, affinché in parlamento siedano persone autorevoli e affidabili, affinché l’arrivismo e l’opportunismo cessino la loro opera abrasiva e si crei finalmente la base per un risanamento del Paese. Perché sempre più persone si stanno stancando dell’attuale andamento delle cose. E le prove sono inconfutabili, dalle elezioni disertate da sempre più italiani alle proteste sempre più diffuse rivolte a chiunque stia al governo, dagli scioperi ormai periodici e rituali all’estremismo violento montante tra le fasce di popolazione meno abbienti.

L’Italia ha bisogno ora del cambiamento, e anche se al momento governa la sinistra, o meglio il centro-sinistra col trattino, nonostante personalmente non me ne sia accorto se non che dalle continue crisi di stabilità, è adesso che ci vuole qualche moto rivoluzionario significativo. Come potrebbe ad esempio essere un vero e completo rinnovo generazionale.

marco

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3 thoughts on “L’antipolitica del Bel Paese

  1. hai ragione.
    sono d’accordissimo.
    ma.. apporrei una nota di pessimismo finale.

    Che il rinnovo generazionale non venga cercato… diciamo nel CoordinamentoNazionaleDeiGiovaniComunisti.

    dopo essermi recata ad un appuntamento nazionale io sento sempre un malessere diffuso oppure una “granitificazione accellerata” di tutto ciò che è in grado di “provare” qualcosa: cervello, stomaco, cuore.

    Non tutti i GC sono marci, ovvero più corrosi degli adulti perchè già al loro livello ora che l’età anagrafica è minore. Non tutti no.. però molti degli “eletti per dirigere” (specialmente dietro compenso monetario) SI.

    boh.. io.. non so.. mi viene tanta voglia di dire FateVobis.
    E questo anche perchè sono una femmina e sento che crescendo sarò responsabile di “cose” che avranno bisogno di me, di tutta me.. sento che dovrò lavorare nel piccolo, sento che gli intrighi giovanili di palazzo mi avranno sempre più lontana.. forse rassegnata nei loro confronti, ma mai “nel mio piccolo”.

    quest’ultima considerazione i miei maschietti faranno forse fatica a comprenderla, ed è normale. dato che si vuole enfatizzare la differenza tra maschi e femmine, eccola qui: le femmine, al momento della nascita, sono investite di responsabilità Terrene.. terraterra. alcune si, possono scegliere di elevarsi e colonizzare i piani alti.. sarà una scelta egoistica (anche se giusta) perchè noi femmine, non ce n’è, nasciamo per gli altri.

    .. ecco perchè vorrei mandare un cordiale fanculo a WalterWeltroni che dice “un partito nuovo deve essere veramente nuovo e per esserlo deve avere più della metà di dirigenti, femmine”.
    è cordiale il mio fanculo, è detto col sorriso: Walter.. hai studiato tanto.. hai vissuto tanto.. come fai a dire una cagata del genere? hai una moglie no, che ti ha permesso di fare ciò che hai fatto.. ti sei fermato un attimo a guardarla? o forse vi siete guardati negli occhi e lei ti ha detto “dilla walter.. è una frase che tira un sacco ed è di moda. se non la dici, ci ricaveranno titoloni, tutti i giornali”

  2. Nebu non sai quanto hai ragione, e anche tu Rox…
    Personalmente vedo nella politica tanto ma tanto di quel marciume che non mi stupisco che la gente se ne allontani…ma non solo ai vertici dei partiti, anche a livelli molto più bassi: per esempio nel caso delle elezioni di Monza ho avuto modo di conoscere uno di quegli organizzatori di campagne elettorali per i partiti che ho scoperto guadagnano circa 50.000 euro per ciascuna campagna organizzata…e ovviamente è gente che fa questo lavoro direi come hobby, nel tempo libero, e lo fa da una vita…mi sembrano cifre un pò esagerate, no? e diciamocielo, dove girano tanti soldi (cinquantamila euro solo per l’organizzatore, un consigliere comunale di Monza fa due riunioni al mese e guadagna più di mille euro) dicevo dove girano tanti soldi è pieno di anime impure, lo vediamo nel calcio, nello spettacolo, a volte viene fuori anche in Parlamento…si sa…a cosa non costringi i cuori umani o esecrabile fame dell’oro?
    (sempre sperando in un intervento divino)
    Giovanni

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