crisi al Senato del governo Prodi, comunicato stampa del PRC

“Il Prc ritiene che il governo Prodi debba continuare la sua azione. La gravità del voto che si è espresso oggi al Senato sulla politica internazionale non deve interrompere una esperienza di governo, proprio nel momento in cui più significativamente si è delineata una linea di discontinuità con il precedente governo, di autonomia e di ricerca di un ruolo del nostro Paese nella direzione della pace”. E’ quanto si sottolinea in una nota della segreteria nazionale del Prc.
“Riteniamo che questa richiesta sia in sintonia con il sentimento diffuso tra il nostro popolo e nelle associazioni e i movimenti democratici, anche in coloro che hanno dato vita in questi mesi alle grandi mobilitazioni che hanno attraversato il Paese. E’ in questo senso paradossale la distanza che il palazzo ha dimostrato oggi dal popolo reale – continua la nota – Proprio per questi motivi, il governo Prodi può contare sulla fiducia e il sostegno del Partito della Rifondazione Comunista”.
Per quanto riguarda, infine, la non partecipazione al voto del senatore Franco Turigliatto – si conclude – la segreteria ritiene il suo comportamento non solo sbagliato ma incompatibile con le scelte e la modalità di relazione dentro la comunità politica del partito. E’ infatti l’atto più antidemocratico e violento utilizzare una postazione di privilegio per cambiare le decisioni e la collocazione politica che il partito e i gruppi parlamentari democraticamente assumono. La segreteria nazionale del PRC valuterà l’ulteriore sviluppo della situazione politica a partire dall’incontro che si terrà fra poco al Quirinale”.
Roma, 21 febbraio 2007

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4 thoughts on “crisi al Senato del governo Prodi, comunicato stampa del PRC

  1. che errore… nonostante io sia e rimanga contrario alle missioni di guerra nel mondo e alle servitù militari, che sono tutti simboli dell’egemonia USA, mi chiedo: ma era proprio il caso di far cadere il governo??
    la questione del voto di coscenza poi non vale la pena di essere presa in considerazione, se anche noi votassimo per coscienza dovremmo fare scheda bianca ogni volta!!!
    invece no, perchè credo che un voto debba essere effettuato in base all’interesse del popolo, nel caso dei senatori, del popolo di sinistra vetero e post comunista, che sa che l’altrenativa a prodi sarebbe berlusconi…. e preferisce avere gli americani in casa, piuttosto che berlusconi al governo…
    in ogni caso ora la situazione è molto complicata, continuare come se nulla fosse sarebbe ridicolo e la crisi si ripeterebbe ad ogni votazione del senato, se si andasse ad elezioni anticipate si rischierebbe, e di grosso, di dare l’italia in mano alle destre, se si allargasse la maggioranza si perderebbe l’impostazione di sinistra che questo governo già a fatica stava assumendo…. dunque che si fa??? in attesa di una soluzione non ci resta che sperare…. in un mondo di pace.

  2. Hai ragione Marco…è stato sicuramente un grosso errore quello di far perdere la maggioranza al governo…ma la colpa non è solo da attribuire ai due “dissidenti”..anzi..Andreotti fino al giorno prima aveva promesso di votare a favore della mozione D’Alema e poi si è astenuto(d’altronde da un democristiano cosa t’aspetti)..così come l’altro senatore a vita Pinin Farina, assente in Senato da circa un anno, ieri è venuto apposta per astenersi e danneggiare il governo..Sinceramente non so che dire..perchè ho sempre pensato e sono tuttora convinto che il nostro governo sia più di centro che di sinistra(a differenza di quello che ci vogliono far credere), basti guardare la questione del Tfr, aumento spese militari, inoltre non si è ancora discusso in modo concreto di abrogare(xke non ssi può parlare di modificare) leggi ingiuste ed inique come la legge 30, la Bossi Fini, la Fini Giovannardi sulle droghe ecc..
    Quando però ieri ho sentito di questo fatto ero cmq molto dispiaciuto..pensare ad un nuovo governo di destra e reazionario vuol dire ancora meno diritti e tutele per lavoratori, migranti,scordarsi quel contentino che sono i dico, vuol dire una maggiore servitù rispetto quella che già si ha rispetto gli Stati Uniti, vuol dire abbandonare una politica estera multilaterale e non più filoisraeliana….vuol dire abbandonare la speranza che qualcosa di positivo possa essere fatto..
    La speranza che possiamo avere è quella forse di un Prodi-bis o di qualsiasi governo che sia di centro sinistra, più sinistra che centro(ds permettendo)…che ascolti realmente il volere della gente, che tuteli chi durante 5 anni di governo delle destre non è mai stato considerato o addirittura danneggiato..Penso che questo sia possibile solo grazie ad un opera sempre più attiva e incidente di rifondazione comunista al governo…speriamo in bene(anche se una certa paura cè)

  3. la mia prima risposta è stata di paura: sono stata caricata dalla polizia una volta soltanto e mi è bastata. sabato a vicenza c’erano anche i miei genitori e mio fratello e ho temuto fine alla fine che le nostre forzedell’ordinedimerda potessero caricarli, spaventarli..
    se torna la destra questo timore sarebbe certezza. d’altro canto ho letto ora le 12 condizioni che pone Prodi: io a una roba del genere non voglio starci.

  4. Cari compagni lecchesi,
    vi inoltro questo articolo di Maurizio Zipponi scritto per Liberazione (22 febbraio 2007).
    Lo condivido molto e lo prenderei come premessa per le future discussioni sulla nostra presenza/permanenza nel governo.
    Un abbraccio,
    Espo
    ******************************************

    Adesso basta. Davvero basta. Le compagne ed i compagni devono prendere la parola nei circoli, nelle federazioni, nei luoghi di lavoro. Non possiamo lasciare a pochi ed isolati irresponsabili “predicatori”, autonominatisi rappresentanti del movimento, il destino di milioni di lavoratori. La situazione è pericolosa, molto pericolosa.

    Si sta discutendo di pensioni – con tutti gli organismi finanziari internazionali e Confindustria che premono perché vengano tagliate, perché l’età pensionabile venga innalzata – mentre per oltre 10 milioni di lavoratori pubblici e privati, si aprirà la discussione sul rinnovo del contratto nazionale di lavoro che ha al centro la questione salariale. E’ arrivata alla Camera la proposta d legge contro la precarietà e per ridare dignità al lavoro, sottoscritta da oltre 100 parlamentari e si sta preparando il testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro per cancellare l’ignobile piaga degli infortuni mortali.

    Il voto al Senato sulla politica internazionale, con le conseguenze sul governo, potrebbe mettere la parola fine al faticoso e tenace lavoro che stiamo facendo.

    Nella complicata, convulsa fase che stiamo vivendo, Rifondazione sta costruendo passo dopo passo le proprie proposte, elaborandole, diffondendole, discutendole dentro e fuori il partito: dalle pensioni al welfare, dalla precarietà alla politica industriale ed energetica, dal ruolo dello Stato in economia ad una politica di pace che vada oltre il ritiro importantissimo delle truppe dall’Iraq.

    Quello che si è messo in moto è un processo collettivo che rafforza la nostra presenza nei movimenti, nei luoghi di lavoro, sul territorio e nelle istituzioni.

    Sentiamo tutti che la sfida di oggi sta nel filo che lega elaborazione, proposta, pratica, lotta e organizzazione capillare nel paese.

    Oggi, dopo anni di lacrime e sangue per i lavoratori, si registrano i primi segnali di ripresa economica, si ottengono i primi, seppur parziali, risultati sulla strada dell’estensione delle tutele. Come fanno alcuni a pensare che ci si possa permettere il lusso di riconsegnare il governo del paese alla destra, quella destra che sta affilando le armi per sferrare un pesantissimo attacco al sindacato e, quindi, ai lavoratori? Non è stato un campanello d’allarme l’utilizzo antisindacale del grave pericolo terroristico sempre combattuto dal movimento dei lavoratori?

    Nessuno ha in mente la difesa di un ceto politico di centro sinistra perché teme il ritorno di un ceto politico di centro destra. Noi pensiamo alla condizione materiale e alle libertà ed ai diritti personali e collettivi che saranno duramente colpiti nel caso di un ritorno al potere del centrodestra.

    Nessuno ha mai sostenuto che questo è il migliore dei governi possibili, nessuno ha mai negato l’esistenza all’interno della maggioranza di idee e posizioni che non sono certo le nostre. Ma perché non possiamo essere seri e credibili e dire con sincerità che stiamo provando con tutte le nostre forze (in parlamento e nel Paese) a rendere le scelte il più vicino possibili a quella richiesta di cambiamento che è uscita dalle urne? Perché non possiamo darci altri quattro anni e poi, a fine legislatura, fare insieme un bilancio e rispondere alla domanda: sono migliorate oppure no le condizioni delle lavoratrici, dei lavoratori, dei precari, dei pensionati?

    E’ sulla base di una sincera risposta decidere se stare al Governo o all’opposizione?

    Al nuovo Governo dobbiamo chiedere tre cose, non trenta, tre: pensioni, sanità, precariato, continuando a lottare per fare in modo che la cultura di pace invada le stanze del potere.

    Il movimento operaio, i metalmeccanici, mi hanno insegnato che la resistenza, la lotta, il conflitto sono sempre finalizzati al conseguimento di un risultato, cioè al raggiungimento di un compromesso più avanzato con la controparte, spostando così i rapporti di forza nella società. Nessuno ha mai scioperato per far chiudere la propria azienda.

    Maurizio Zipponi

    Segreteria Nazionale P.R.C.

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